3 aprile 2026
Il Dottor Daniele Nappo, Rappresentante Legale nonché Fondatore della Scuola Paritaria S. Freud, pone l'attenzione su come gli adolescenti vivano una forte esposizione al giudizio altrui, amplificata dai social, sviluppando spesso paura del rifiuto. Sottolinea l’importanza di scuola e famiglia nel creare ambienti accoglienti, capaci di insegnare che il valore personale non dipende dall’approvazione esterna ma dall’autenticità e dalla crescita interiore.
Viviamo in una società in cui gli adolescenti sono ininterrottamente esposti al giudizio degli altri. Social network, scuola, amicizie e relazioni affettive ed emotive diventano spazi in cui il bisogno di essere approvati è molto forte. Per questo motivo molti ragazzi/e sviluppano una profonda paura del rifiuto, cioè il timore di non essere apprezzati, di non essere scelti o di essere esclusi. Il fenomeno nasce spesso dalla necessità umana del senso di appartenenza: fin dall'infanzia ogni persona sogna di sentirsi accolta e riconosciuta dal gruppo. A scuola questo aspetto è di fondamentale importanza. Durante l'adolescenza questo bisogno diventa ancora più intenso, perché i giovani stanno costruendo la propria identità. Il giudizio degli altri, quello dei professori, assume quindi un peso enorme. Oggi questo aspetto è dilatato dai social media. Gli adolescenti vivono in un ambiente in cui l'approvazione sembra misurata da "like", visualizzazioni e commenti. Quando un contenuto non riceve attenzione o quando qualcuno viene ignorato, può nascere la sensazione di non valere abbastanza. Ogni individuo, prima o poi, sperimenta momenti di esclusione o di fallimento. Queste esperienze, se comprese e superate, possono diventare occasioni di maturazione e di maggiore consapevolezza. Per aiutare i giovani a superare la paura del rifiuto è importante creare contesti educativi basati sull'ascolto, sul rispetto e sull'accettazione delle differenze. Famiglia, scuola e società dovrebbero insegnare che il valore di una persona non scaturisce dal giudizio degli altri, ma dalla sua autenticità e dalla capacità di restare fedele a sé stessa. Una scuola che educa davvero non insegna solo le materie, ma aiuta ogni ragazzo a sentirsi visto, ascoltato e accettato.
