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INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA: NON BASTA UTILIZZARLA, BISOGNA IMPARARE A GOVERNARLA

27 agosto 2026

Intelligenza Artificiale a scuola: non basta utilizzarla, bisogna imparare a governarla

Il Ministero traccia la strada per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche. Per Scuola Freud la sfida è formare studenti capaci di utilizzare le nuove tecnologie con competenza, autonomia e pensiero critico

L’Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia del futuro. È già presente nella vita quotidiana degli studenti, nel mondo universitario, nelle professioni e, inevitabilmente, anche nella scuola. La vera domanda, quindi, non è più se l’Intelligenza Artificiale debba entrare nella scuola, ma come debba essere utilizzata. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, attraverso le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, ha delineato un modello che pone particolare attenzione alla centralità della persona, all’utilizzo responsabile delle tecnologie, alla sicurezza, alla protezione dei dati e alla formazione. Un passaggio importante perché riconosce una realtà ormai evidente: impedire semplicemente agli studenti di utilizzare l’IA non significa educarli ad affrontare il mondo nel quale vivranno.

L’IA come strumento didattico

Le possibilità applicative sono numerose. L’Intelligenza Artificiale può contribuire alla personalizzazione dei materiali didattici, consentendo di adattare attività ed esercizi alle differenti capacità e ai diversi ritmi di apprendimento. Può supportare la realizzazione di mappe concettuali, simulazioni, quiz interattivi e materiali di approfondimento. Può inoltre affiancare attività di tutoraggio, favorire collegamenti multidisciplinari e offrire ulteriori strumenti per rendere l’apprendimento più accessibile. Particolarmente interessante è il tema dell’inclusione. Le Linee guida ministeriali evidenziano infatti le potenzialità dell’IA anche per studenti con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento, fermo restando il necessario rispetto di quanto previsto dal PEI o dal PDP e delle garanzie poste a tutela dello studente. La tecnologia, quindi, può diventare uno strumento per avvicinare la scuola alle caratteristiche della persona e non per uniformare ulteriormente i processi di apprendimento.

Il docente rimane insostituibile

Proprio mentre aumentano le possibilità offerte dall’IA, diventa ancora più importante ribadire un principio: la tecnologia non sostituisce il docente. Può elaborare informazioni in pochi secondi, produrre testi, proporre esercizi, sintetizzare contenuti e suggerire percorsi. Ma educare è qualcosa di diverso. Educare significa conoscere uno studente, comprenderne le difficoltà, riconoscerne le capacità, motivarlo, correggerlo, responsabilizzarlo e accompagnarlo nella crescita. La relazione educativa resta quindi centrale. L’IA deve essere considerata un supporto alla professionalità dell’insegnante e non un'alternativa all'insegnante.

Una nuova competenza: saper fare le domande

Per molti anni la scuola ha chiesto agli studenti soprattutto di trovare le risposte. Con l’Intelligenza Artificiale una parte di questo paradigma cambia. Oggi una risposta può essere prodotta in pochi secondi. Il vero valore diventa allora saper formulare la domanda, verificare la risposta e giudicare l’attendibilità delle informazioni ottenute. Uno strumento di IA può infatti sbagliare, fornire informazioni incomplete, utilizzare fonti non attendibili o generare contenuti apparentemente convincenti ma inesatti. Per questo la scuola deve rafforzare proprio quelle capacità che potrebbero sembrare meno tecnologiche: ragionamento, capacità critica, confronto delle fonti, autonomia di giudizio e responsabilità.

Copiare o imparare? Dipende da come utilizziamo l’IA

Uno dei timori più diffusi riguarda naturalmente l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale per svolgere compiti, relazioni ed elaborati al posto dello studente. Il problema esiste e non deve essere sottovalutato. Ma la risposta educativa non può limitarsi al divieto. Uno studente deve comprendere la differenza tra utilizzare uno strumento per imparare e utilizzarlo per evitare di imparare. Chiedere all’IA di spiegare diversamente un concetto complesso, confrontare due interpretazioni, costruire un esercizio o individuare possibili errori può rappresentare un utilizzo didatticamente interessante. Consegnare come proprio un lavoro interamente prodotto dalla macchina significa invece rinunciare al processo di apprendimento. La differenza non è tecnologica. È culturale ed educativa.

Privacy, sicurezza ed etica

L’introduzione dell’IA nella scuola comporta inoltre responsabilità importanti. Dati personali, informazioni sugli studenti, contenuti caricati sulle piattaforme, trasparenza degli algoritmi e affidabilità degli strumenti utilizzati richiedono attenzione. Le Linee guida ministeriali insistono infatti sulla necessità di verificare gli aspetti etici, tecnici e normativi, oltre alla conformità alla disciplina sulla protezione dei dati personali. Educare all’Intelligenza Artificiale significa quindi anche educare alla cittadinanza digitale. Uno studente competente non è semplicemente colui che sa utilizzare ChatGPT o un altro strumento di IA. È colui che comprende cosa sta utilizzando, quali informazioni può condividere, quali rischi deve valutare e quale responsabilità mantiene rispetto al risultato prodotto.

Scuola Freud: innovare mantenendo lo studente al centro

Per Scuola Freud, innovazione tecnologica e centralità dello studente non rappresentano due obiettivi contrapposti. La tecnologia acquista valore quando permette di migliorare la didattica, aumentare il coinvolgimento, sviluppare competenze e offrire nuove opportunità. In una scuola attenta alle nuove tecnologie, l’Intelligenza Artificiale deve quindi essere conosciuta, sperimentata e utilizzata con consapevolezza. La sfida riguarda anche i docenti. La formazione continua diventa indispensabile perché l’insegnante deve conoscere gli strumenti utilizzati dagli studenti, comprenderne opportunità e limiti e trasformarli, quando possibile, in risorse didattiche.

Preparare gli studenti alle professioni che stanno cambiando

C’è infine una ragione per la quale la scuola non può ignorare questa trasformazione: il mondo del lavoro sta già cambiando. Informatica, turismo, comunicazione, amministrazione, marketing, progettazione, industria e servizi stanno progressivamente integrando strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale. Preparare uno studente al futuro significa quindi fornirgli competenze che gli permettano non soltanto di utilizzare queste tecnologie, ma di collaborare con esse mantenendo capacità decisionale, creatività e responsabilità. L’alfabetizzazione all’IA diventerà sempre più una componente della preparazione professionale.

L’Intelligenza Artificiale non deve pensare al posto degli studenti

La scuola ha sempre avuto il compito di preparare i giovani ad affrontare il cambiamento. Oggi quel cambiamento si chiama anche Intelligenza Artificiale. Non dobbiamo chiedere agli studenti di ignorarla, perché sarebbe irrealistico. Dobbiamo insegnare loro a conoscerla e soprattutto a non diventarne dipendenti.

L’IA può aiutare uno studente a trovare una risposta. La scuola deve continuare a insegnargli a capire se quella risposta è giusta.

È probabilmente questa una delle grandi missioni educative dei prossimi anni. Perché il futuro della scuola non sarà scegliere tra uomo e Intelligenza Artificiale. Sarà insegnare ai ragazzi a utilizzare l’Intelligenza Artificiale senza rinunciare alla propria intelligenza.


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